Ho passato gli ultimi mesi della mia vita a credere che casa fosse in ogni luogo in cui posavo gli ormeggi, in ogni pausa a scadenza. Casa era dove mi trovavo a costruire e dove avevo un appiglio, dove avevo un luogo in cui rifugiarmi in solitudine e un’alternativa al silenzio.
Pensavo che fosse una mia particolare caratteristica, quella di trovare un contorno e costruirci la serenità, e l’ho sempre considerato un grande pregio. Perché la facilità con cui mi installavo significava che le mie radici erano mobili, e lo spostamento linfa per la mia vita, sempre assetata di nuovi orizzonti da contemplare e realtà da costruire.

Ultimamente, questa grande certezza, ha iniziato a vacillare. E la sensazione era tremenda: perché improvvisamente è stato come se ogni appiglio, per quelle radici, fosse venuto a mancare.
Ho smesso di essere felice ovunque quando ho messo a fuoco che se avevo costruito la felicità, prima, era perché quei luoghi mi parlavano, in qualche modo.
Perché erano luoghi con prospettive o obiettivi, perché erano terreno per la costruzione – anche a tempo determinato – e la crescita.
Me ne rendo conto ora, dopo aver attraccato in tanti – forse troppi – porti nel corso degli ultimi mesi, dopo aver salpato in direzioni sbagliate con la mente piena di motivi giusti.

Sono stata felice lontana da casa, nella consapevolezza e nella scelta. Sono stata felice ogni volta che ho mollato tutto quello che avevo e sono partita, perché impegnata nell’inseguimento di un sogno, piccolo o grande che fosse.

I luoghi erano una scelta, e la felicità partiva da quello. L’obiettivo metteva in prospettiva la lontananza, riempiva i vuoti e creava un meccanismo di presenza/assenza che non era quasi mai doloroso.

Ora non è più così, e me ne rendo conto ogni volta che torno a casa. Alla mia prima casa, quella città fatta di vie che conosco a memoria, di visi familiari e di amici raggiungibili con viaggi di una manciata, o poche decine di minuti. Di negozi che hanno il sapore dei ricordi, di quello che in tutto questo tempo poteva cambiare e non l’ha fatto.

Per la prima volta nella vita, stranamente, sento di non aver costruito casa nel luogo dove sono, ed è per questo che mi manca Brescia, mi mancano le altre città che sono state la mia casa e mi mancano i rapporti solidi che rendevano la mia vita stabile, almeno nell’affetto.

Ho capito che posso accettare una vita separata dagli amici e dagli affetti veri, se sono lontana per un motivo. Se il luogo in cui mi trovo mi trasmette un’emozione grande, e se sono impegnata a fare qualcosa che per me ha un certo tipo di valore. Se sono in missione per conto di me stessa, se voglio realizzare un sogno, scoprire l’ignoto e poi tornare a tutto quello che conosco già.

Ora come ora, la situazione non è questa: mi sembra di aver affidato la mia vita alla corrente e di passare le mie giornate lasciandomi trascinare sul filo dell’acqua. Senza un orizzonte preciso a delinearsi in lontananza, non trovo una sfida in quello che faccio e non trovo il motivo. Una volta ammesso questo, il passo più difficile è stato fatto. Così le domande lasciano spazio all’emozione, la paura alla curiosità. Il vuoto all’energia che riempie, scalda e spinge in avanti.

Sono pronta per lasciare tutto e tornare a casa, o per costruirne un’altra, molto, molto lontano.

38 risposte

  1. Mentre leggevo il tuo post mi è tornato in mente un concetto che ho recentemente appreso in un webinar di Erika Poli e che mi ha cambiato la prospettiva in maniera inaspettata. Il concetto è: La felicità attiene alla mente e al corpo e ad un obiettivo da raggiungere per cui esaurito l’obiettivo si esaurisce anche la felicità e va bene così perché è la sua natura. La gioia invece ha a che fare con l’anima e riguarda il fatto di esserci.
    In qualche modo penso che centri con quello che hai scritto.
    In bocca al lupo!

  2. Che belle parole. Ho provato anche io la sensazione di sentirmi a casa ogni volta che cambiato città. In realtà sentivo il bisogno si allontanarmi da quel paese che era casa mia ma che mi stava stretto. Ora se non ci torno per tanto tempo sento la mancanza, soprattutto di quella sensazione di essere al posto giusto. È davvero strano ma tu l’hai descritto perfettamente!

    1. grazie, sono felice di essere riuscita nell’intento. Era difficilissimo, perché è un argomento delicato, ma quello che dici mi rincuora <3

  3. Mi sembra di capire che sei in quella fase della vita dove devi andare (anche lontano) sapendo di avere un posto in cui tornare. Sbaglio?

  4. Bel post, complimenti!
    Mi hai molto colpita, perché lo spirito vagabondo che a volte mi prende e mi fa vagare con la famiglia al seguito pare essere sceso a compromessi un paio di anni fa.
    Come te, di ritorno da un bel viaggio (non lungo ma emotivamente intenso) mi sono sentita “a casa”. Ed è stato bello riconoscere che lì sono le miei radici, che il mondo è un luogo bello e magico, eccitante e sconvolgente, ma il riconoscere di appartenere ad un posto, in questa fase della mia vita, per me è tutto, il punto di partenza e il punto di arrivo, la nuova prospettiva per affrontare viaggi ed eventi futuri.
    Bentornata a casa, allora!

  5. (Come può mancarti Brescia? D: Scherzo, ovviamente!)
    I tuoi post danno sempre ottimi spunti per riflettere, sai? Io ho sempre vissuto nello stesso paese, nella stessa casa, da quando sono nata, perciò mi riesce difficile mettermi nei tuoi panni. Se poi ci aggiungi il fatto che non amo particolarmente il posto in cui vivo, siamo a posto! Per me, comunque, “casa” è il posto in cui trovo la mia famiglia, il mio punto fermo. “Casa” è il posto che un giorno condividerò con il mio ragazzo. Indipendentemente dalla città, dallo stato, o dal tipo di catapecchia che occuperò. E so già che la amerò con tutta me stessa.

    1. Grazie mille per i tuoi complimenti Jessica. Mi manca Brescia, ma mi mancano Parigi e Milano. Mi mancano le certezze, e mi sento destabilizzata. Amala, la tua casa, e sarai felice <3

  6. Questo articolo arriva al momento giusto. Sto mollando un percorso certo, per uno meno definito, ma che mi rende felice. Sto realizzando il mio sogno, sono ancora all’inizio, vado via da casa mia, mi trasferisco, sarò sola e sarà tutto diverso per la prima volta nella mia vita, ma non ho paura, sono felice e non vedo l’ora di iniziare anche se la mia città e i miei affetti mi mancheranno terribilmente. Forse però hai ragione, la mia nuova destinazione sarà comunque casa perché lì potrò realizzare il mio sogno.

  7. E che devo ire ad un post del genere? Poso capirti, io vivo con la valigia ed ultimamente sono molto inquieta, sono non me stessa. Abbiamo molte cose in comune (almeno pensieri comuni) ed averli letti scritti nero su bianco mi farà riflettere.

    1. Grazie mille, è un’emozione immensa leggere tutte queste risposte, avere questi riscontri così positivi. Significa che il mio messaggio arriva, e smuove la superficie dell’acqua <3

  8. Appare chiaramente lo stato emozionale in cui ti trovi…Sicuramente avere uno scopo, un obiettivo anche piccolo, determinato e concreto, aiuta a vivere il presente ovunque si è….e la casa si può sentire…
    Spero ovviamente che tu possa percorrere di nuovo la strada verso casa…

    1. Grazie, ma per me il viaggio verso casa è anche questo: la strada da percorrere per arrivarci. Un abbraccio!

  9. Io mi son sempre sentita a casa…nella mia casa! Forse perchè parto dal presupposto che in un posto posso stare davvero bene, ma prima di poterlo chiamare “casa” devo decidere di dedicargli tutta me stessa.

  10. Mi sono ritrovata nella prima parte del tuo articolo: l’anima errante capace di costruirsi un qualcosa chiamato casa in ogni posto dove approda. Mi sono però allontanata dalla tua visione nella seconda parte: per me non è ora di tornare né sento la mancanza della mia città natale. Ti ringrazio però per avermi fatta riflettere su questo tema con i tuoi spunti e i tuoi pensieri.

    1. Grazie mille Raffaella! Vorrei solo poter partire di nuovo, ma da un luogo che sento come mio, in fondo al cuore <3 è difficile da spiegare, ma è così.

  11. Questo eterno dilemma su cos’è la casa lo conosco bene, perchè ci sono immersa fino al collo tutt’ora.
    La casa è dentro di noi? O siamo noi casa?
    Personalmente quando viaggiavo come una nomade credevo di stare bene ovunque, mi adattavo ad ogni situazione credendomi eroina nel farlo. E’ stato bello, poi è arrivata la batosta quando ho vissuto due anni a Londra e non sono riuscita a sentirmi a casa nemmeno un giorno.
    E quindi la domanda: sono io che ho perso il baricentro, la “casa dentro di me”, oppure sono i luoghi (le persone, i colori, le usanze, i cieli) che mi influenzano tanto. E perchè ne ho così tanto bisogno?
    Un giorno lo scoprirò, forse.

    1. Mi piace questo confronto. Anche io ora mi trovo in un luogo che non ho scelto, ma mi è stato imposto e ho accettato. Sbagliando io, ma ora lo riconosco. E ora? Ammetto di aver perso proprio quello che tu chiami baricentro. Il sentirmi in un luogo che mi appartiene, e al quale tornare, da qualunque parte del mondo.

  12. Ciao, mi hai consigliato il tuo post su instagram e sono corsa a leggerlo. Che dire, mi riconosco in tante cose. L’unica differenza è che io ora devo restare in questo luogo che difficilmente riesco a definire casa. I miei motivi sono molteplici, ma per me è una sorpresa non sentirmi a casa qui. Ho sempre avuto il sogno impossibile di vivere e lavorare a Roma. Ora che ci sono, però, non riesco a dire che sono di Roma. Forse è troppo presto? Forse. Però ricordo che a Firenze mi trovai subito a mio agio. La differenza, forse, è che a Firenze non ero sola. Ti auguro di trovare Casa in tutti i sensi, sia che Casa voglia dire radici sia che voglia dire qualcosa in totalmente nuovo, ma che sia a tua immagine è somiglianza

    1. Casa è dentro di noi, sono i nostri amici e sono le cose che ci parlano. Ci credo fermamente. Anche io sono sola, qui, e questo sicuramente noi aiuta. Facciamoci forza a vicenda, e continuiamo a camminare in direzione dei sogni!

  13. La prima volta che ho provato questa sensazione in modo incontrovertibile è stato quando ho paggiato per la prima volta il mio piede, in terra Scozzese. Mai come allora ho pensato “ecco sono a casa”. Che sia stata in questa vita o in una vita precedente non lo so … ma da allora quello che mi guida ogni volta che faccio un viaggio è questa sensazione… capire come mi sento e cosa suscita in me quello che vedo!

  14. Anch’io ho lasciato casa ben vent’anni fa e fu per studiare, poi per lavorare e ora mi ritrovo a 600 chilometri da casa, perché qui dove vivo ho una motivazione per restare. Ma la mia casa rimarrà sempre il paesello dove sono nata, cresciuta invece sono nel mondo e so che tanti questa fortuna non l’hanno avuta <3.

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