Ero appena tornata da un paio di ore all’aria aperta, l’altro giorno, quando ho realizzato che avrei voluto trascorrere quello che restava del pomeriggio rilassandomi sul divano. Ho acceso il computer, mentre fuori brillava ancora un sole tiepido, e ho provato la sensazione di aver davvero bisogno di un momento lento: mi sono messa comoda, mentre i titoli di testa del film che avevo scelto lasciavano il posto alla storia, e ho taciuto.

Quel giorno, alla fine di un pomeriggio sereno, avevo provato il desiderio di prendere il DVD de “La Sirenetta” dalla libreria e farlo partire, e a meno di cinque minuti dall’inizio ero già lontana. Immersa, con il cuore in tumulto, in un mondo che non era solo una favola, ma viveva di sogni ed emozioni reali.

Mi sono chiesta spesso perché provi un affetto così sconfinato nei confronti di quelle storie: mi sono chiesta se non fosse il segno di una maturità che non era ancora arrivata, o il caldo bozzolo di un’illusione ben lontana dalla realtà della vita.

L’ho capito dopo tante riflessioni che quelle storie sono, per me, il più grande ponte verso il ricordo che esista. Perché si portano dietro un’infinità di memorie passate che non voglio dimenticare, perché sono la rappresentazione reale di tutte le speranze che mi hanno condotto al qui, e ora.

Le favole non creano illusioni, ma sogni concreti

Ho sentito spesso persone –  donne in primis – accusare le favole Disney di aver alimentato un mondo di false speranze e aspettative. Di averci riempito la testa di credenze che non trovano realizzazione nella vita vera, e di obiettivi futili.

Io, e lo ammetto senza vergogna, non sono d’accordo.

Perché sono fermamente convinta che le favole non si limitino a nutrire le nostre fantasie, se siamo in grado di portare lo sguardo oltre il livello della superficie, e il muro dell’intelligibile.

Le favole ci riempiono il cuore di speranza e fede: non in qualcosa che ci salvi, o in un Dio superiore, ma nella forza in grado di farci guardare più lontano dei nostri orizzonti limitati.

Se oggi sono l’adulto che sono – seppur armata di una lunghissima lista di difetti e debolezze – lo devo ai viaggi, alle tante corse fatte e alle favole. Per aver rappresentato la fucina dei sogni e delle speranze nel domani. Per aver nutrito la fiducia nel fatto che la bellezza, quella interiore, esiste, e che la gentilezza è l’unico strumento che abbiamo per affrontare un mondo pronto a divorarci.

«Sii gentile, e abbi coraggio»

Non ho mai guardato alle favole come ad una perfetta rappresentazione del reale, e non mi sono mai illusa che tutto dovesse sempre finire bene.

Quello che mi interessava, in quelle storie lontane e vicine, era l’importanza che veniva data al durante, e alle intenzioni.

Mi interessava che la Sirenetta fosse per me un esempio di coraggio e autodeterminazione, con la sua scelta di tentare di guadagnarsi un sogno altrove. Qualunque esso fosse, con o senza principe.

Guardavo all’intelligenza di Belle e al suo desiderio di condurre una vita di grandi avventure, a una Mulan che – nel silenzio – aveva trovato il coraggio di avventurarsi là fuori e salvare il suo Paese.

Persino Cenerentola, seppur esemplare di una storia “di altri tempi”, ben diversa dalle moderne narrazioni Disney – Frozen in primis -, riesce a veicolare un messaggio importante.

Che affidarci alla bontà è ciò che ci rende persone migliori, che il domani va costruito con la forza del nostro carattere e con la nostra capacità di sopravvivere a tutte le intemperie della vita.

Guardavo alle storie che avevano affollato la mia esistenza fin dall’infanzia con la lucidità di chi vuole trarre un grande insegnamento, e non l’illusione di una vita senza scelte.

Perché i personaggi, alla fin fine, fanno questo all’interno delle storie: decidono da che parte stare, e noi con loro.

Lascia fluire le sensazioni

Alla fine della pellicola, quella domenica, l’emozione è esplosa, e non mi sono trattenuta. Non mi sono sentita piccola, ma solo estremamente consapevole. Che  le emozioni dei grandi – così come quelle dei bambini – sono un fiume in piena che non va frenato. Non è contrastando le emozioni primarie, che scaturiscono dal ricordo e dalla nostalgia, che diventiamo più maturi o adulti.

Diventiamo grandi quando prendiamo quello stato d’animo e ne facciamo tesoro, quando più vicini ai 30 anni che ai 20 lasciamo che la commozione prenda il sopravvento.

Perché il ricordo e tutto quello che è stato sono una molla preziosa: uno stimolo a riflettere, a sentire il cuore traballare e poi ad andare avanti. Muovendosi a passo di danza, e di gentilezza.



24 risposte

  1. Quello che credo sia più importante, non sia lasciare scorrere le emozioni sempre e comunque, ma riconoscerle e saperle gestire. Che non significa soffocarle, ma sapere quando farci attraversare o attraversarle. 🙂

  2. Credere nelle favole ci fa rimanere sempre un po’ bambini. E forse è per questo che ci crediamo per non crescere mai, rimanendo sempre un po’ legati all’infanzia. Io trovo che questo faccia bene per questo guardo anche io i cartoni animati e non comprendo quelle persone (parlo per esperienza personale) che dicono che i cartoni animati li guardano i bambini. Ok allora io voglio rimanere bambina e se tu non vuoi guardare i cartoni animati non sono affari miei, io li guardo lo stesso!

  3. Sono d’accordo anche io! Le storie della Disney ci hanno sempre insegnato qualcosa ma negli anni ovviamente si sono dovute modernizzare e penso lo abbiano fatto molto bene 😊 non smetteremo mai di sognare un po’

    1. I sogni fanno paura a chi non sa prendere decisioni <3 Ai sognatori le emozioni danno sempre nuova vita!

  4. Pienamente d’accordo con quello che hai scritto, per le favole disney sono un modo per lasciare il nostro animo bambino… ci sarà un motivo se ho voluto imprimere sulla mia pelle la scritta “never grow up” XD

    1. Assolutamente d’accordo. I sogni sono per tutti, e per chi ha coraggio. Indipendentemente dall’età!

  5. Bellissimo post! Davvero mi e’ piaciuto tanto. Sopratutto il messaggio che le favole danno. Avendo fatto la capo scout dei lupetti (bambini 8-12 anni) ambientavamo campi e bivacchi con storie e cercavamo sempre di far capire ai bambini il messaggio finale, quello che lasciava la storia in se. In particolare ho amato quando abbiamo scelto Frozen, storia stupenda con morale incentrata sull’amore. E’ l’amore che salva Elsa, e il gesto di amore che Olaf fa sacrificandosi per lei.

    Adoro 🙂

    1. Facevate benissimo. L’amore ci salva, spesso, ma non per forza quello di coppia. Io credo nell’amore fra fratelli (vedi Frozen), fra amici ma soprattutto l’amore verso noi stessi <3

  6. Ciao, un post bellissimo sul quale mi trovo assolutamente d’accordo. I viaggi e le favole ci rendono quello che siamo, che poi viaggiare é come vivere una favola! Diventare grandi in realtà é meraviglioso, si acquisisce forza e consapevolezza mantenendo sempre (se lo si vuole) l’animo curioso e spensierato dell’infanzia. Almeno per me, a quasi 33 anni, é ancora così. Un abbraccio e I miei complimenti
    😊

    1. grazie mille. Io ci credo davvero, nell’essere leggeri come bambini e sognatori adulti, pieni di consapevolezza <3

    1. è così: bisogna imparare a fantasticare con i piedi ben piantati a terra, e gli occhi che guardano verso l’alto!

  7. Che bello questo post! Anche io, come te, credo nelle favole e penso che la Disney sia stata e sia capace di parlare a più generazioni. Ai bambini, per farli divertire e sognare. Ma anche agli adolescenti e agli adulti perchè dietro la storia di una principessa c’è sempre molto di più

  8. Ho appena incontrato il tuo blog. Anch’io sono motociclista, ma questo non c’entra. Per la prima volta ho trovo qualcuno che ha le mie stesse sensazioni e, pare, il mio stesso cuore.
    Ho letto questo tuo racconto sulle “favole” e mi sono ritrovato in sintonia con te.
    Anche io vivo questa specie di dicotomia fra il dover essere serio e responsabile e la mia vera natura di sognatore e divoratore di storie.
    Non è facile, ma è meno difficile sapendo di non essere da soli.

    1. Non siamo soli, ne sono convinta, e l’ho capito proprio andando a lavorare a Disneyland. Molti castmember arrivano lì seguendo il sogno di vedere le persone felici, e fare parte di una macchina davvero speciale. Non so spiegarlo, forse, ma nelle favole mi sono sentita a casa. Grazie di aver capito <3

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