Sul porto di Sami brillava un sole timido, mentre mi sedevo al tavolino del ristorante e pensavo a cosa avrei voluto mangiare per pranzo. Avevo passato la notte sulla spiaggia di Antisamos, e come d’abitudine in questo viaggio, me l’ero presa con comodo. Avevo lasciato che la tenda si asciugasse dalla condensa notturna, mi ero buttata in acqua e poi mi ero distesa al sole. Pensando al fatto che era tantissimo tempo che non lo facevo, che non vivevo senza fretta, e che era una sensazione così bella e confortante che non sapevo se avrei mai avuto il coraggio di alzarmi di lì.

Poi però l’ho fatto: ho caricato tutte le mie cose e ho percorso i pochissimi chilometri che separano la spiaggia dal porto. E seduta, mentre da dietro la montagna cominciavano a comparire nuvole grigie per nulla promettenti, ho sorriso al ragazzo che mi osservava, pur tavolo più in là.

«Brava! – mi ha detto, spostando subito lo sguardo da me alla mia motocicletta, a pochi passi di distanza -. Non deve essere facile viaggiare con una moto da enduro. Da dove vieni?».

Gli ho sorriso ancora una volta, con la sicurezza di chi, ormai, dopo quasi un mese di viaggio, si è trovata molte volte nella stessa situazione. «Dall’Italia, sono partita tre settimane fa» ho risposto, mentre chiudevo il menu e lanciavo uno sguardo al mio mezzo, carico sotto il peso dei bagagli. Non riuscendo a trattenere un sorriso grato, pensando ai chilometri che, insieme, ci eravamo già lasciati alle spalle.

«Caspita! – ha detto lui, con uno sguardo meravigliato che conoscevo troppo bene -. E da sola?».

Prima o poi ci farò il callo. O forse no.

E sì che non è il mio primo viaggio in moto in solitaria, ma a questa cosa non ho ancora fatto l’abitudine, e non so se la farò mai. Ho imparato a ignorare gli sguardi curiosi, alle domande rispondo automaticamente e cerco di vedere solo il bello di questa situazione. Perché poi, nella realtà dei fatti, la domanda di chi si stupisce che stia viaggiando sola non è mai giudicante. Quando confermo che sì, non c’è nessuno con me, ad accogliermi vedo solo grandi sorrisi. Come quello del ragazzo di Sami, o quello del ristoratore che ha concluso la nostra conversazione dicendo «tu sei una che non ha paura di nulla, sono sicuro che te la caverai!»

Il fatto che per molti non sia ancora automatico, questo ragionamento, dà adito anche a scene divertenti. Alle quali cerco sempre di reagire col sorriso, perché mi rendo conto che sarebbe sciocco prendersela. Preferisco giocare la chiave dell’ironia sottile, e uscirne a testa alta.

Quando sono sbarcata a Durazzo, ad esempio, il fatto che i primi a dover sbarcare dal traghetto fossero i camion non mi permetteva di accedere al fondo della stiva, e recuperare la mia moto. Così, insieme ad altri passeggeri in attesa, sono restata per un po’ a lato della banchina: il tempo di far uscire i mezzi pesanti, e poi anche noi saremmo potuti andare a recuperare i nostri. Gli addetti portuali davano indicazioni precise: sulla banchina sarebbero restate solo le persone incaricate di recuperare le auto (e le moto), mentre gli altri passeggeri sarebbero dovuti andare a piedi alla dogana, e aspettare la propria famiglia lì.

Un tir dopo l’altro, lentamente, il traghetto iniziava a svuotarsi. Così mi sono avvicinata all’addetto, ed educatamente gli ho chiesto se fosse il momento giusto per andare verso la motocicletta. Lui mi ha guardata, con la coda dell’occhio, e poi mi ha intimato di restare lì. Che non c’era bisogno che mi muovessi, la moto sarebbe arrivata.

Il suo tono frettoloso – e un po’ sgarbato – mi stava già facendo montare alla lingua una risposta di fuoco, ma non è servito. Un passeggero, accanto a me, si è messo a ridere e l’ha rimbrottato, probabilmente dicendogli che ero io alla guida, e che nessuno avrebbe recuperato la moto per me. L’altro si è subito girato verso di me, e non ho potuto trattenermi. Ho sfoderato il sorriso più candido che conosco e gli ho detto che se, invece, avessero voluto portare loro la mia moto fin sul molo sarebbero stati dei veri gentlemen e che non avrei certo detto di no a tanta cortesia.

Non è solo questione di essere donne…

Capisco che questo possa accadere quasi esclusivamente a noi donne, ma il discorso che vorrei fare è ben più ampio di così.

Perché se da una parte il mondo è pieno di gente che prende in mano la propria vita, la rivoluziona e poi parte, dall’altra il fatto di avventurarsi da soli per le strade dal mondo è ancora visto come qualcosa di strano, di mitico. Quasi eroico, quando di eroico non c’è proprio nulla. Ho perso il conto delle persone che, in questo mese di viaggio o altre occasioni, mi hanno scritto che da soli non partirebbero mai. Che da soli il silenzio dentro la nostra testa è troppo ingombrante, che da soli ci si annoia, che è pericoloso. Che preferiscono la compagnia degli amici, al fatto di dover restare soli con se stessi. Che da soli non sarebbero mai in grado di fronteggiare i problemi, e finirebbero per crollare.

Perché dovrei pensare di aver bisogno di qualcuno per fare quello che desidero?

Questa è la domanda che mi pongo quando sento questi discorsi, e quando fatico a capire perché tante persone si limitino. Ma davvero la paura della solitudine è più grande del desiderio di realizzare quel sogno? Se è così, allora, forse davvero partire non è il caso. Forse bisogna iniziare a lavorare su se stessi da casa. O forse no, e partire può essere una grande cura. Non lo so, non riesco a capire quale potrebbe essere la soluzione migliore.

So solo che, se nella vita avessi sempre aspettato qualcuno che mi desse la mano nei salti più avventurosi, sarei ancora sullo sperone di roccia in attesa.

… e nemmeno di essere eroi

Così mi sono buttata, infinite volte. Senza e con il paracadute, ed è sempre andata bene. E non è questione di essere migliori delle altre persone, e nemmeno di essere eroi. È che, semplicemente, sono consapevole che la vita è una e quindi tanto vale viverla di petto.

Per me ci vuole più coraggio ad affidarsi ad un’altra persona, che a se stessi. Ci vuole più resistenza nello scendere a compromessi, a incastrare i suoi bisogni con i tuoi, che a vivere in maniera indipendente e dover rispondere solo dei tuoi desideri. Lo so perché ci sono passata, in viaggio e nella vita, ed è dura.

Quando viaggi da solo, ogni minuto della tua esistenza è consacrato a te stesso, a quello che vuoi. È un’esperienza sublime di massimo egoismo, ma quell’egoismo che fa bene all’anima, e che bisognerebbe nutrire un po’ più spesso. Che ti insegna ad ascoltare quei silenzi così rumorosi che senti nella testa, e a non averne paura. E poi a fidarti, che è la lezione più grande di tutte.

Perché la verità è che il mondo è fatto di persone buone, che corrono in tuo soccorso quando serve.

Questo è quello che dico sempre, e che sosterrò finché avrò fiato.

Non ha senso non viaggiare da soli, se è quello che vogliamo davvero, per la paura di non essere in grado di cavarcela. Per la paura di essere soli davanti all’imprevisto, allo sconosciuto. Non è così, ma devi mollare gli ormeggi per capirlo, una volta per tutte. Sorridi alle persone che incontri, professa la gentilezza e sii aperto. Non esiste nessun problema troppo grande per essere risolto.

Per me, la generosità saranno sempre loro. I ragazzi che mi hanno sistemato il cerchio piegato, ad Astrakan (RU).

La solitudine esiste, ma non fa paura

Chi viaggia da solo non è un supereroe perché, comunque, in un modo o nell’altro la solitudine la sente. Prima o poi capita, la differenza la fa solo il fatto che questo non basta a fermarci. Che la proviamo, la lasciamo sedimentare e poi la lasciamo andare via, così come è arrivata.

L’altra sera, mentre ero nella mia tenda a pochi passi dal mare, per qualche istante mi sono sentita sola. A volte mi capita, allora cerco di pensare ad altro, sento gli amici, mi distraggo e penso al fatto che è una sensazione passeggera. Ma che esiste, e che abbiamo tutto il diritto di provare.

A volte penso che mi piacerebbe avere qualcuno in viaggio insieme a me: non perché non sia in grado di fare tutto da sola, ma perché a volte è bello affidarsi agli altri. Per un momento, è bello avere qualcuno che si prenda cura di te, invece di dover sempre contare solo e soltanto sulle tue forze. È un ragionamento che applico al viaggio e alla vita quotidiana, perché vivendo sola e lontana da casa non c’è assolutamente nessuna differenza: lo faccio, perché sono umana, ma poi torno a rimboccarmi le maniche. Perché conosco la vita che mi sono scelta, e ha smesso da tempo di farmi paura.

Dico questo solo per farvi capire che chi sceglie di avventurarsi in solitaria non è immune ai sentimenti, alle sensazioni, alle paure e ai desideri di tutti: ha solo scelto che ordine dare alle cose, e quanto spazio lasciare a se stesso.

Chi viaggia da solo ha un motivo in più per fermarsi a trovare gli amici lungo il percorso. Qui ero con Matteo Nanni!

 

E tu, hai mai viaggiato in solitaria? Se no, cosa ti trattiene dal farlo? Raccontamelo nei commenti!

 

14 risposte

  1. ciao.
    Si, anche io viaggio ed ho viaggiato da solo in moto, da moltissimo tempo. Condivido quanto, attentamente, hai enunciato nel tuo articolo. Ne ho vissute di tutti i colori in viaggio, ma anche io, ho sempre trovato il modo di uscire dagli inghippi per conto mio o per qualche coincidenza che mi ha fatto incontrare qualcuno di fondanentale in quel momento. A Praga anni fa, mi sono levato dalla tenda e non ho più trovata la moto ed insieme ad essa casco, stivali, ed altre cose; che dire, certo che in certe situazioni un po’ vai in ansia, ti fanno pensare se è giusto o ne vale la pena viaggiare soli, se è sicuro, ma alla fine ne deduci che anche quello fa parte del viaggio, ahimè, ed anche quella è esperienza che acquisisci.
    Mi son sempre risposto di si, con le stesse motivazioni che anche tu riporti, senso di libertà e immediatezza nel cambio di scelte e programmi, fascino nel mettersi alla prova e nel vivere se stessi, le proprie doti e paure, insomma, è decisamente una condizione molto accrescente…
    Quanti discorsi mi son fatto nell’interno del casco durante i lunghi trasferimenti, quando il rumore dell’aria e del motore ti mandano in uno stato di profonda introspezione, quanto mi sono emozionato, e quanto mi sono ringraziato.
    Si, decisamente ci sono stati luoghi e momenti nei quali avrei proprio desiderato essere in compagnia di qualcuno, perché l’emozione era grande e avrei proprio voluto condividerla.
    E poi, ormai appurato, il comportamento e l’atteggiamento di chi incontri, nel tuo viaggio solitario, è ben differente che anche solo si fosse in due.
    Buon viaggio…. bionda

  2. Per me il viaggio da soli è il viaggio per definizione: per quanto sia vero e sacrosanto che certe emozioni e situazioni è bellissimo condividerle, che affrontare difficoltà in coppia rende il rapporto più solido, che certi ricordi in viaggio con fidanzata/o restano dentro per anni e anni e scaldano sempre il cuore, che tra amici (perlomeno tra quelli con cui ho viaggiato) gli aneddoti di viaggio sono spesso argomento di conversazione…

    solamente da soli credo si abbia tempo e modo di immergersi nel viaggio, metabolizzarlo, assaporarlo…
    da soli si ha tutto il tempo di dedicare la mente al paesaggio, ai luoghi, alle persone… in due (o “peggio” se si è in gruppo) si tende a diventare un micromondo più chiuso verso l’esterno, una parte della propria attenzione e delle proprie risorse è occupata a preoccuparsi dell’altro o degli altri fosse anche solo per pensare se siano d’accordo sul fermarsi a pranzo un poco prima o un poco dopo

    l’essere da soli come dici attira anche l’attenzione delle persone, ma nel 99% dei casi è una attenzione positiva: un benzinaio che ti offre un thé, qualcuno che ti invita a pranzo o ti offre del cibo, o anche semplicemente persone incuriosite.
    vero che la prima domanda è un “sei da solo?!” piuttosto incredulo, ma poi la risposta affermativa genera una sorta di ammirazione che sovente illumina lo sguardo dell’interlocutore, credo colpito dal coraggio di mettersi in gioco

    1. Non posso smentire nulla, hai colto perfettamente tutto quello che volevo far passare con il mio messaggio. Vuol dire che ho fatto un buon lavoro, e che tu hai viaggiato col cuore. Continua così, e grazie mille per le bellissime parole!

  3. Ciao. Tutto giusto quello che scrivi, attenta a quello che io chiamo “Punto di non ritorno”; se vai oltre ti abitui alla solitudine da non sopportare più la presenza delle altre persone.

    1. Io vivo sola da 7 anni, direi che sono abituata. Ma non per questo ho perso il gusto di condividere 🙂 L’equilibrio è la soluzione, anche se complicato da raggiungere. Ma ce la si fa!

  4. Condivido tutto quello che hai scritto. Per me il viaggio è qualcosa che riesco difficilmente a condividere con altri per tanti motivi

  5. La difficoltà, a mio modo di vedere, non sta nel “viaggiare” da soli.
    In moto, salvo interfono, si è sempre soli coi propri pensieri, sia che si viaggi in gruppo, sia che si viaggi in coppia o da soli, nel casco c’è una sola testa e durante il tragitto difficilmente si può rompere questo “silenzio radio”.
    Il difficile è godersi la meta: quando si è da soli ci si pone diversamente con un ambiente a noi poco familiare. Ci sono persone che quasi necessitano di instaurare rapporti con chiunque incontrino (ed in questo caso non si è mai realmente soli) e persone, invece, sufficientemente solitarie da non essere quasi capaci di relazionarsi con l’estraneo di turno, che non sempre riescono a trovarsi bene in ambienti sfavorevoli o semplicemente sconosciuti.

    Personalmente mi trovo nel secondo gruppo, non ne faccio un grande problema ma riconosco che a non essere da soli, ma in coppia o con uno o più amici rende la vacanza, il viaggio o qualunque cosa si stia facendo più godibile.

    1. Certo, la vita come il viaggiare sono estremamente personali. Ma è anche questo il bello, no?
      Grazie per il tuo commento!

  6. Da solo??? Mai sono sempre in compagnia della migliore persona che io conosca…me stesso..anche se qualche volta dovento il mio peggior nemico…

  7. Ciao Arianna,
    Mi é molto piaciuto il tuo pezzo e posso comprendere bene ciò che scrivi perché anche io spesso viaggio solo. Capisco bene anche che l’essere una donna ti esponga di più alla curiosità delle persone che incontri alle quale figurerai come una supergirl, soprattutto se esse stesse non sono né motociclisti né viaggiatrici. Diversamente da te per me il viaggio in solitaria ha una valenza diversa: non é un assumersi ulteriori responsabilità senza poter contare sul l’appoggio di nessuno ma una sorta di egoistico assumersi le responsabilità solo per me stesso. Questo perché avendo moglie e figli, quando mi ritaglio il tempo per i miei viaggi, é lei (Santa donna) che si fa carico anche dei doveri che lascio a casa.
    Ciò mi permette di godere del viaggio in totale spensieratezza.
    Un abbraccio e complimenti.
    Lamps
    Alberto

    1. Grazie mille per il tuo bellissimo commento, Alberto. È tutto molto vero, e apprezzo la tua sincerità! Ed è bello anche quello che racconti: l’amore dovrebbe essere proprio così. Un abbraccio, e buona strada.

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